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CSC: nei primi mesi del 2026 un quadro economico “articolato”
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Come constatato dall’ultima Congiuntura flash del Centro Studi Confrindustria, nei mesi iniziali del 2026 il quadro economico italiano appare articolato. Dopo la crescita del PIL nel quarto trimestre 2025 (+0,3%), sostenuta dagli investimenti legati al PNRR, a gennaio si registra un miglioramento della fiducia delle famiglie e un’accelerazione dei servizi. L’industria mostra una risalita graduale ma ancora volatile: la produzione a dicembre è diminuita (-0,4%), pur mantenendo un quarto trimestre positivo (+0,9%). Il PMI manifatturiero migliora lievemente, restando sotto la soglia di espansione.
I consumi restano contenuti: a dicembre le vendite al dettaglio sono calate (-0,9% in volume), mentre a gennaio crescono gli acquisti di autovetture. L’occupazione aumenta nel quarto trimestre (+0,3%), nonostante una lieve flessione a fine anno. L’export di beni cresce a dicembre (+0,6%), ma chiude il trimestre in diminuzione (-1,9%), con andamenti differenziati per settori e mercati.
I prezzi energetici rimangono elevati (petrolio a 71 dollari al barile; gas a 33 euro/MWh), ma il decreto “bollette”, se approvato dalla Commissione europea, potrebbe ridurne l’impatto. Nell’Eurozona si osservano segnali di moderata ripresa, mentre negli Stati Uniti l’attività industriale resta positiva. L’India conferma una dinamica manifatturiera in espansione.
Nel corso del 2025, l’industria italiana ha attraversato una fase di graduale stabilizzazione. Dopo le marcate flessioni del biennio 2023-2024 (-2,0% e -4,0%), la produzione media annua ha registrato una lieve riduzione (-0,2%), segnalando un passaggio dalla “fine caduta” a un parziale recupero, pur in assenza di una piena inversione di tendenza.
A livello settoriale emergono segnali di maggiore diffusione della crescita: i comparti in espansione sono saliti a 9, rispetto ai 4 del 2024. Sei settori hanno invertito il segno, tra cui i macchinari (+0,04%), mentre solo la carta è passata in territorio negativo (-0,1%). Resta tuttavia limitato il numero di settori in crescita per due anni consecutivi (3 su 22), mentre 12 hanno registrato flessioni in entrambi gli anni, sebbene con variazioni meno ampie rispetto al 2024.
Permangono difficoltà nell’automotive (-10,3%) e nel tessile-abbigliamento-pelli (-5,5%), condizionati rispettivamente da prezzi in aumento, incertezza normativa e dinamica dell’export e dei consumi. La chimica (-2,6%) risente di fattori strutturali legati ai costi energetici.
Andamenti positivi si osservano nella farmaceutica (+3,8%), sostenuta da un forte incremento dell’export (+28,5%) e da un surplus di 11,4 miliardi, e nella metallurgia (+4,0%), nonostante i dazi statunitensi. L’alimentare (+2,6% nel biennio) conferma una dinamica stabile, offrendo un contributo rilevante all’industria.
Tra i fattori trasversali figurano energia elevata, dollaro debole e incertezza; a sostegno, tassi inferiori al 2023, ripresa del credito e investimenti in macchinari. Per il 2026 gli indicatori preliminari suggeriscono una moderata crescita, con un possibile graduale ampliamento dei settori in espansione.
Photo credit: Freepik
Fonte: Centro Studi Confindustria




