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Centro Studi Confindustria: Materie prime critiche e sicurezza delle filiere industriali
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Come riportato dal Centro Studi Confindustria, le materie prime critiche (Critical Raw Materials, CRM) sono sempre più al centro del dibattito sulla sicurezza economica europea. In un contesto internazionale caratterizzato da crescente frammentazione geopolitica, diffusione di misure protezionistiche e tensioni sulle catene globali del valore, la resilienza delle supply chain è divenuta una priorità strategica per le economie avanzate.
Gli sviluppi degli ultimi anni, tra pandemia e conflitti geopolitici, hanno riportato in primo piano la relazione tra apertura commerciale e autonomia strategica. Se l’integrazione economica ha favorito l’efficienza e la specializzazione produttiva, ha anche evidenziato come le dipendenze da fornitori esterni possano trasformarsi in elementi di vulnerabilità. In questo quadro, la risposta prevalente non consiste in un vero e proprio disaccoppiamento delle catene produttive, quanto piuttosto in strategie di diversificazione delle fonti di approvvigionamento e di rafforzamento della resilienza nei settori considerati strategici.
Nonostante l’aumento dell’incertezza internazionale, delle restrizioni commerciali e delle tensioni geopolitiche, il grado di integrazione produttiva globale rimane elevato. Circa un quarto della manifattura mondiale è oggi collegato alle catene globali del valore. Nel caso italiano, tale quota supera il 37%, a conferma della forte interconnessione del sistema industriale nazionale con i flussi del commercio internazionale. Parallelamente, alcuni grandi attori economici stanno riorientando le proprie strategie: la Cina, ad esempio, ha progressivamente ridotto la dipendenza da forniture esterne, rafforzando la produzione domestica.
Per l’Italia, il tema delle dipendenze strategiche riguarda un ampio insieme di beni intermedi e materie prime. La manifattura nazionale dipende infatti in modo significativo da forniture extra-UE per 364 prodotti — tra materie prime, semilavorati e beni capitali — per un valore complessivo di circa 26 miliardi di euro. I comparti più esposti risultano quelli dei semilavorati metallurgici e dell’energia, mentre la Cina si configura come il principale fornitore dei prodotti considerati critici.
In questo scenario si inserisce il progetto CASCADE, realizzato dal network interuniversitario Re4It (Università di Bologna, Università di Bergamo, Università dell’Aquila e Politecnico di Milano) in collaborazione con il Centro Studi Confindustria e finanziato dal MUR nell’ambito del PRIN-PNRR, che analizza le vulnerabilità delle filiere industriali italiane rispetto a quattro materie prime critiche — alluminio, rame, titanio— fondamentali per la transizione ecologica e digitale e per i settori ad alta intensità tecnologica. L’iniziativa, realizzata dal network interuniversitario Re4It in collaborazione con il Centro Studi Confindustria e finanziata dal MUR nell’ambito del PRIN-PNRR, propone una valutazione prospettica a cinque anni basata su uno studio Delphi che ha coinvolto 45 esperti.
Il rischio associato alle materie prime critiche appare di natura strutturale e richiede un approccio multilivello che integri politica industriale, politica commerciale e cooperazione internazionale, con un coordinamento delle politiche a livello europeo e interventi mirati sul piano nazionale.
Fonte: Centro Studi Confindustria
Photo Credit: Freepik

