Studi e Ricerche

Statistiche, dati e approfondimenti per conoscere tendenze e consumi del bere

  1. Home
  2. Studi e Ricerche
  3. Rincari energia, calo di fiducia, rialzo dei tassi sovrani: primi impatti della guerra
21 Aprile 2026

Rincari energia, calo di fiducia, rialzo dei tassi sovrani: primi impatti della guerra

  • undefined
di Federvini | in 
 Studi e Ricerche

Come riportato dall’ultima Congiuntura Flash del Centro Studi Confindustria, il quadro economico si fa più incerto. Nonostante la fragile tregua nella guerra in Medio Oriente, i prezzi dell’energia restano elevati e iniziano a riflettersi in modo evidente sui principali indicatori italiani. Il petrolio si mantiene su livelli alti, con una media di 102 dollari al barile nel mese di aprile, ben al di sopra dei 62 di dicembre. Anche il gas resta caro, pur mostrando una lieve moderazione rispetto ai picchi di marzo. Il rafforzamento del dollaro non contribuisce ad attenuare i rincari per l’Eurozona.

L’impatto dello shock energetico è già visibile: cala la fiducia delle famiglie, con il rischio di una frenata dei consumi, mentre aumentano i tassi sovrani. In Italia il rendimento è salito al 4,02% a fine marzo, in linea con il rialzo osservato anche in Francia e Germania. La prospettiva di un ulteriore aumento dei tassi da parte della BCE, spinta dall’inflazione in risalita, potrebbe comprimere ulteriormente il credito alle imprese.

I consumi mostrano segnali di debolezza: le vendite al dettaglio sono diminuite a febbraio e la fiducia dei consumatori è peggiorata bruscamente a marzo, lasciando intravedere un possibile aumento del risparmio. Anche l’industria fatica: la produzione cresce appena e le attese delle imprese risultano in netto calo, nonostante un PMI ancora in area espansiva, sostenuto in parte dall’accumulo precauzionale di scorte.

Nel terziario emergono segnali analoghi. Dopo un avvio d’anno positivo, con la spesa dei turisti stranieri in crescita, a marzo l’indicatore dei servizi scende in territorio recessivo, segnalando un calo della domanda. In questo contesto, tengono gli investimenti, sostenuti nel primo trimestre dalle risorse del PNRR.

Sul fronte estero, l’export italiano era in ripresa prima del conflitto, trainato soprattutto dal mercato statunitense. Tuttavia, nuovi dazi e le tensioni geopolitiche rischiano di indebolire le prospettive, incidendo in particolare sugli scambi con i paesi del Golfo.

A livello globale, l’Eurozona mostra segnali diffusi di sfiducia, mentre gli Stati Uniti confermano una dinamica più solida. Più incerto il quadro della Cina, dove la crescita attesa si indebolisce sotto il peso delle difficoltà commerciali ed energetiche.

1 di 3

2 di 3

 

Fonte: Centro studi Confindustria

Le tensioni in Medio Oriente iniziano a riflettersi in modo diretto sull’attività delle imprese italiane. Secondo l’Indagine Rapida condotta a marzo tra le grandi aziende industriali associate a Confindustria, il conflitto si traduce soprattutto in un aumento dei costi, percepito come il principale ostacolo operativo nel breve periodo.

Il 25% delle imprese indica il costo dell’energia come criticità immediata, seguito dai costi di trasporto e assicurazione (21,9%) e da quelli delle materie prime non energetiche (18,4%). Se il conflitto dovesse protrarsi oltre un mese, le preoccupazioni si sposterebbero ulteriormente verso queste ultime, segnalate dal 20,7% degli intervistati, mentre energia e logistica resterebbero fattori rilevanti ma in leggero ridimensionamento relativo. Tra le criticità già emerse figurano anche gli ostacoli alle esportazioni e l’aumento dei costi dei semilavorati.

Nel complesso, la pressione sui costi appare oggi più incisiva rispetto alle difficoltà di approvvigionamento. Le tensioni sui prezzi delle commodity, in particolare energetiche, sembrano infatti legate soprattutto ad aspettative di futura scarsità piuttosto che a una reale mancanza di disponibilità. Tuttavia, con il prolungarsi del conflitto cresce l’attenzione anche ai rischi di carenza di input: la quota di imprese che segnala problemi nella fornitura di materie prime aumenta sensibilmente, così come le preoccupazioni per i siti produttivi nei paesi del Golfo.

Le stime del Centro Studi Confindustria delineano scenari differenziati per il 2026. In caso di conflitto limitato, con petrolio a 110 dollari medi annui, i costi energetici per la manifattura aumenterebbero di 7 miliardi rispetto al 2025. Se invece la guerra si prolungasse per l’intero anno, con prezzi medi a 140 dollari, l’aggravio potrebbe raggiungere i 21 miliardi. L’incidenza dei costi energetici salirebbe così fino al 7,6%, avvicinandosi ai livelli critici del 2022.

Un aumento di tale portata rischierebbe di erodere significativamente la competitività delle imprese italiane, già penalizzate rispetto ad altri paesi europei e ancor più rispetto ad alcune aree extraeuropee, dove i costi energetici restano inferiori.

3 di 3

Fonte: Centro studi Confindustria

Photo Credit: Freepik

Fonte: Centro Studi Confindustria

Articoli correlati

Federvini

  Via Mentana 2/B, 00185 Roma
+39.06.49.41.630
+39.06.44.69.421
+39.06.49.41.566
redazione@federvini.it
www.federvini.it
   C.F. 01719400580

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere le news del portale Federvini.

Seguici