Studi e Ricerche

La congiuntura del settore agroalimentare nel terzo trimestre e quarto trimestre dell’anno appaiono fortemente condizionate dal perdurare della fiammata dei prezzi delle materie prime, che rischia globalmente di frenare la ripresa economica fino a questo momento molto più rapida e consistente del previsto, come evidenzia l’Ismea nel rapporto AgriMercati appena pubblicato.
Sotto la spinta dell’aumento del prezzo del petrolio (Brent), praticamente raddoppiato nell’arco di un anno e dei rincari record dei prodotti energetici e delle altre materie prime (rispettivamente del +70% e +57%), i mercati agricoli internazionali stanno reagendo con forti tensioni al rialzo (+31% a ottobre il Food price index della FAO su base annua, trainato da oli vegetali, cereali e zucchero).

Analogamente, anche in Italia i prezzi dei prodotti agricoli e dei mezzi correnti di produzione proseguono la loro corsa al rialzo intrapresa a inizio 2021. Secondo l’indice elaborato da Ismea, l’incremento dei listini agricoli registrato nel terzo trimestre è stato del 14,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sintesi dell’aumento di quasi il 20% dei prodotti vegetali e del 10% di quelli zootecnici. Sul fronte dei mezzi correnti di produzione, l’indice Ismea ha rilevato nello stesso periodo un aumento tendenziale del 7,2%, di riflesso ai rincari dei prodotti energetici (+24,4%), dei mangimi (+8,4%) dei ristalli (+7,3%) e dei concimi (+10,8%). Nel terzo trimestre, il valore aggiunto del settore primario ha subito un lieve arretramento su base annua (-1%), mentre il numero di occupati è rimasto per lo più stabile sul livello dell’analogo periodo del 2020 (+0,3%), a fronte di un lieve calo delle ore lavorate (-0,5%). Nonostante l’impennata dei costi di produzione sia fonte di preoccupazione per gli operatori del settore, è aumentata, nel terzo trimestre dell’anno, la fiducia degli agricoltori e degli imprenditori dell’industria alimentare italiana. Per le aziende agricole, l’indicatore elaborato da Ismea si è portato per la prima volta dopo oltre due anni su terreno positivo, soprattutto in conseguenza del miglioramento delle aspettative per il futuro. Una netta evoluzione positiva dell’indice di fiducia interessa anche l’industria alimentare italiana, grazie in particolare ai giudizi sul decumulo delle scorte, dietro la spinta di un export che avanza a ritmo sostenuto. Le esportazioni del settore hanno raggiunto, a settembre 2021, il valore di 37,7 miliardi di euro (+12,6% su base annua), lasciando prevedere il raggiungimento di valori record e il superamento della soglia dei 50 miliardi di euro a fine anno. La crescita delle spedizioni ha riguardato tutte le principali produzioni del made in Italy, tra cui in particolare i vini (+15,5% in valore, +8% in volume rispetto al periodo gennaio-agosto 2020), i formaggi e latticini (+11% in valore, +9% in volume) e i prodotti della panetteria e pasticceria (+18% in valore e +16% in volume).  Hanno subìto, invece, una battuta d’arresto le spedizioni oltre confine di pasta (-9% in valore, pari al -14% in volume) e dei preparati e conserve di pomodoro (-2% in valore, -10% in volume), per i quali il confronto avviene con un anno in cui l’export aveva raggiunto valori particolarmente alti.

 

 

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