Studi e Ricerche

I cambiamenti di scenario recati dalla pandemia hanno modificato i trend congiunturali dell’industria alimentare, che ha chiuso il 2020 con un calo di produzione del -2,5% sull’anno precedente: il più marcato dell’ultimo ventennio. Il trend si è riflesso inevitabilmente sul fatturato di settore, che è sceso a 143 miliardi, dopo aver toccato quota 145 miliardi nel 2019. 

Considerando che il Pil nazionale è diminuito in parallelo del -8,9% e che l’industria nazionale nel suo complesso ha subito nel 2020 un taglio produttivo del -11,4%, il peso del settore, rispetto a questi macro-aggregati nazionali, ne è risultato comunque accresciuto. E' la fotografia della congiuntura dell'industria alimentare nel 2020 diffusa dal Centro Studi di Federalimentare.

I consumi alimentari delle famiglie 2020 hanno raggiunto la quota di 170 miliardi, con un aumento del +3% sul 2019. L’aumento si è legato all’effetto scorte emerso nei primi mesi della pandemia e al marginale spostamento dei consumi, dal “fuori casa” all’area domestica. Va detto in proposito che la novità e la criticità più marcata recata dal 2020 ha riguardato proprio il perimetro dei consumi “fuori casa”. Essi sono stati amputati dalle misure di prevenzione anti Covid e sono arrivati a quota di 55 miliardi, con una contrazione del -35% sugli 85 miliardi censiti nel 2019. La somma dei consumi domestici e del “fuori casa” consente di stimare quindi in 225 miliardi i consumi alimentari complessivi dell’anno scorso, con un -10,1% sui 250,4 miliardi raggiunti nel 2019. 

Va sottolineata la “vicinanza” di questo taglio con quello accusato complessivamente dai consumi nazionali aggregati (-11,8%). La chiusura artificiale del “fuori casa”, infatti, ha intaccato in profondità le doti anticicliche del perimetro alimentare, e l’ha fatto proprio sul terreno prioritario dei consumi, mimetizzando l’involuzione del settore con quella dell’universo. E’ quasi inutile sottolineare che la sparizione di una fetta così rilevante del “fuori casa” ha intaccato pesantemente gli utili dell’industria alimentare, che proprio in questo perimetro aveva trovato da tempo i migliori utili e gli unici spazi espansivi.

L’export dell’industria alimentare ha invece “tenuto”, raggiungendo la quota di 36,3 miliardi, con una crescita del +1% sul 2020. Essa è riuscita così ad andare in controtendenza, rispetto al calo del -5,4% subito dal commercio internazionale e al -9,8% accusato dalle esportazioni complessive del Paese. 

Va sottolineato da ultimo che l’export del perimetro agroalimentare, assieme al calo contestuale dell’import, ha portato nel 2020 il saldo finale di questo macro-aggregato in attivo. Ne è uscita infatti una quota non trascurabile, vicinissima ai 3 miliardi di euro. Il fenomeno ha rafforzato il timido giro di boa in positivo registrato dal saldo di questo aggregato nel 2019. Si tratta della seconda grande novità, stavolta positiva e di grande rilievo strategico, recata dal 2020. Essa rappresenta un vero fatto nuovo, in assoluto, che viene dopo una storia secolare e ininterrotta di “rossi” pesanti. C’è da sperare che essa, sfruttando anche il rilancio dell’export alimentare atteso nel 2021, avvii un processo di progressivo consolidamento, a vantaggio degli equilibri commerciali di tutto il Paese.

 

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