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Usa: rimborsi dei dazi con interessi; il governo valuta l’appello.
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Il 4 marzo 2026, il giudice Richard K. Eaton della U.S. Court of International Trade ha ordinato alla U.S. Customs and Border Protection (CBP) di avviare le procedure necessarie per il calcolo dei rimborsi relativi ai dazi per un valore di 130 miliardi di dollari, riscossi ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema degli Stati Uniti il mese precedente.
Il giudice ha respinto la richiesta del Dipartimento di Giustizia di sospendere l’ordine in attesa di un eventuale appello presso la U.S. Court of Appeals for the Federal Circuit. Durante l’udienza, a fronte dell’osservazione di un avvocato governativo secondo cui la CBP avrebbe dovuto esaminare manualmente milioni di pratiche di importazione per procedere ai rimborsi, Eaton ha sottolineato la necessità di soluzioni informatiche, affermando che, nell’era digitale, l’agenzia dovrebbe essere in grado di automatizzare il processo senza ricorrere a revisioni manuali.
In una memoria depositata il 6 marzo 2026, il direttore esecutivo per le politiche e i programmi commerciali della CBP ha indicato che l’agenzia sta sviluppando un “nuovo processo di rimborso” volto a consolidare rimborsi e interessi su base individuale per ciascun importatore. Nello stesso giorno, durante un’udienza a porte chiuse, un legale del governo ha dichiarato che la CBP tenterà di effettuare i rimborsi entro 45 giorni. Il giudice Eaton ha quindi concesso ulteriore tempo per l’avvio delle operazioni.
Un aggiornamento del 12 marzo 2026 evidenzia lo stato di avanzamento del sistema in quattro fasi predisposto dalla CBP: il portale per i rimborsi risulta completato al 70%, l’elaborazione automatizzata al 40%, i test sulle procedure di liquidazione e riliquidazione all’80% e quelli sulla distribuzione dei rimborsi al 60%.
La CBP dovrà presentare un nuovo rapporto il 19 marzo 2026. Resta tuttavia aperta la possibilità di un appello governativo, che potrebbe sospendere la decisione.
Photo Credit: Freepik
Fonte: Wall Street Journal
