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Firmato l’accordo sul Mercosur, cosa significa per il vino
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L'approvazione finale dovrà passare dal voto del Parlamento europeo dove permangono forti incognite e il cammino per la ratifica potrebbe durare mesi. Molte associazioni agricole sono già sul piede di guerra e annunciano manifestazioni in mezza Europa. Gli agricoltori chiedono sussidi per garantire la produzione, la qualità e la sicurezza alimentare.
Resta inoltre l’opposizione di un gruppo di nazioni che vede la Francia capofila. "Questo accordo - ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen - invia un segnale forte al mondo. Riflette una scelta chiara e deliberata. Preferiamo il commercio equo ai dazi doganali. Ora il mondo dovrà ascoltarci. Stiamo creando la più grande zona di libero scambio al mondo".
La firma del Mercosur è arrivata alla fine di una dura battaglia politica all’interno dell’UE. E in seguito a una serie di concessioni. Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria si sono opposte all’accordo, mentre il Belgio si è astenuto.
Gli elevati dazi applicati dai Paesi del Mercosur rendono i prodotti europei più costosi per questi mercati. Lo scopo è eliminare in maniera graduale i dazi all’importazione su quasi il 91% delle merci UE esportate nel blocco del Mercosur. I dazi per alcuni prodotti verranno liberalizzati in periodi di transizione più lunghi per consentire alle aziende di adattarsi. Entro 15 anni, il Mercosur eliminerà i dazi sul 91% dei prodotti europei. L’Unione Europea eliminerà invece il 95% dei dazi sui prodotti del Mercosur entro un massimo di 12 anni.
Il nuovo quadro normativo, spiega lo Studio Giuri, specializzato in diritto applicato al settore vitivinicolo. “recepisce molte delle richieste avanzate dai produttori agricoli europei. In particolare, soglie di attivazione basate su volumi di importazione e livelli di prezzo; la possibilità per la Commissione Europea di intervenire rapidamente in caso di squilibri di mercato; indagini accelerate per alcuni prodotti agricoli sensibili; e monitoraggio costante dei flussi commerciali”.
In particolare, la soglia di calo dei prezzi per attivare le tutele è stata abbassata fino al 5%, rafforzando il meccanismo di allerta, spiega lo Studio Giuri. Che sottolinea, però, anche i vantaggi dell’accordo per l’industria alimentare ed il vino: si va dall’“apertura di un mercato da oltre 250 milioni di consumatori” alla “riduzione ed eliminazione progressiva dei dazi”. Perché, oggi, ricorda lo Studio Giuri, i vini europei esportati in Brasile subiscono dazi fino al 27% (vini fermi) e 35% (spumanti): “la loro eliminazione graduale (fino a 8 anni) migliora sensibilmente la competitività”. E se secondo le stime di Federalimentare si prevedono fino a 400 milioni di euro annui di export aggiuntivo per il made in Italy, oltre ad un rafforzamento della tutela delle Indicazioni Geografiche (57 quelle italiane protette), in particolare l’accordo, per il vino italiano, offre “opportunità di crescita in mercati oggi sottopenetrati”, una “maggiore attrattività del vino europeo in un’area storicamente e culturalmente ricettiva” (e con tanta immigrazione di origine italiana ed europea in generale), con un “potenziale incremento della quota di mercato italiana, oggi limitata (circa 40 milioni di euro su 500 milioni di import vinicolo brasiliano)”.
In sintesi, per il vino italiano, ricorda Giuri, e così come sottolineano le reazioni positive delle maggiori organizzazioni italiane di settore, “l’intesa apre grandi opportunità commerciali, soprattutto per vino e agroalimentare, introduce nuovi strumenti di tutela, più forti rispetto al passato”, ed anche se “lascia, però, irrisolto il tema della piena reciprocità degli standard produttivi, può rappresentare una occasione concreta di crescita, a condizione che le clausole di salvaguardia e i controlli promessi vengano applicati in modo rigoroso e continuo”.
Fonte: Agricolae, Winenews, Rinnovabili
foto: Unione europea
