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Come sarà il mercato del vino nel 2026? Le previsioni di Bloomberg
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Bollicine sempre in forma, con menzione speciale per il Lambrusco accanto all’evergreen Prosecco, mentre continua a crescere il mercato della bassa gradazione alcolica e, buona notizia, aumentano - almeno negli Usa - i consumi di vino della Gen Z. Questo il quadro del vino mondiale nel 2026 secondo le previsioni di Bloomberg nel suo consueto articolo sui trend del nuovo anno.
Tra incertezze geopolitiche, dazi e consumi in calo e in mutamento, il settore sta vivendo una fase critica. Che vino si berrà dunque nel 2026? Più informale, prevalentemente bianco, spesso spumante.
Tante le condizioni in rapido mutamento. Innanzitutto quelle climatiche. «Secondo il Met Office del Regno Unito, il 2026 sarà tra i quattro anni più caldi mai registrati» scrive Bloomberg. Temperature più alte, eventi estremi e vendemmie anticipate stanno già spostando vigneti e scelte produttive verso zone più vocate. per quanto riguarda invece i consumi Bloomberg sottolinea che nel 2026 per le bollicine è prevista un’ulteriore crescita. Non tanto per lo Champagne, in quanto «le vendite stanno crollando», ma nella categoria di vini spumanti e frizzanti nel loro insieme. Le bollicine faranno sempre più parte della quotidianità, accompagnando cucine informali, momenti non celebrativi, occasioni domestiche. Come scrive Bloomberg, le bollicine sono diventate un vero “lifestyle wine”.
Oltre naturalmente al Prosecco, tra i vini citati il Lambrusco viene presentato come uno di quelli destinati a intercettare i consumi futuri, insieme a crémant francesi, sekt tedeschi e bollicine da territori emergenti. Il Lambrusco secco, gastronomico, territoriale risponde perfettamente alle nuove esigenze: gradazioni moderate, versatilità a tavola, prezzo accessibile e identità riconoscibile.
E le nuove generazioni come si accosteranno al vino? Secondo i dati del 2025 US Wine Consumer Benchmark Segmentation Study, la Gen Z «ha aumentato i consumi di vino nell’ultimo anno, in modo molto simile a quanto accaduto alle generazioni precedenti una volta raggiunta l’età adulta». Lo studio evidenzia inoltre che i millennial, nati tra il 1981 e il 1996, «hanno superato i baby boomer diventando il principale gruppo di consumatori di vino negli Stati Uniti» e segnando un passaggio generazionale significativo nei modelli di consumo.
GenZ e millennial consumano vino, ma lo fanno in maniera più informale. Scelgono wine bar di vino naturale, piccole fiere di vini artigianali, e vengono influenzati dalla cultura pop, dove il vino diventa elemento di serie tv come Emily in Paris, o commedie romantiche come Champagne problems.
La ristorazione si adegua: carte dei vini più corte, meno descrittive, talvolta sostituite dal dialogo diretto. Una semplificazione che non è impoverimento, ma adattarsi a un pubblico che chiede meno retorica e più elemento umano.
I vini a basso o nullo contenuto alcolico non sono più una nicchia sperimentale: sono stabilmente nei ristoranti e nelle carte dei wine bar, sostenuti da investimenti importanti da parte di diversi paesi e da un miglioramento della qualità. Anche in Italia, dopo il via libera alla produzione di vini dealcolati.
Fonte: Bloomberg, Gambero Rosso
