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Aumento vertiginoso dei costi delle materie prime. Logistica bloccata a livello internazionale. Mercati esteri in affanno per la crisi geopolitica. Sono molte le sfide per le aziende in questi mesi.

Ma qual è esattamente la situazione? Il sito Civiltà del bere riporta un’analisi di Porsche Consulting, società tedesca che fornisce consulenza operativa e strategica, in cui si evidenziano rincari nella produzione di fertilizzanti e concimi dell’ordine del +32%, che si ripercuotono anche sul costo per il viticoltore. Le materie prime necessarie a produrli arrivano infatti in modo massiccio da UcrainaRussia e anche Bielorussia. Per materie prime come urea, potassio, azoto, fosforo e cloro non esistono  canali di fornitura alternativi attivabili a breve.

I costi di vetro e sughero sono lievitati del 9% nel primo trimestre; e sono ancora cresciuti ad aprile anche oltre il 15%, come ha evidenziato la presidente di Federvini Micaela Pallini. Anche gli imballaggi sono aumentati tra il 24 e il 30%, sempre secondo le stime di Porsche Consulting. Giulio Busoni, partner della società, indica come sia giunto «il momento di reagire rapidamente allo shock attivando programmi di efficienza strutturati».

Economie di scala

In questa direzione, suggerisce l’esperto, «la collaborazione tra diverse Cantine renderebbe possibile ottenere maggiori economie di scala negli acquisti e condividere gli investimenti per ottenere l’indipendenza energetica attraverso fonti rinnovabili. In questo modo si ridurrebbe anche l’esposizione alla volatilità dei prezzi di acquisto che si perpetuerà per tutto il 2022». Una soluzione collettiva, quindi, simile a quella proposta ai Paesi europei dal presidente del Consiglio italiano Mario Draghi ma che a livello di Stati non ha trovato principi di attuazione. Tra le imprese potrebbe invece rivelarsi una carta vincente, anche per contrastare l’intrinseca debolezza dei produttori italiani, le cui dimensioni aziendali sono inferiori rispetto alla media europea.

Nuovi mercati

Un altro aspetto che occorrerà considerare di questa crisi sarà l’impatto negativo sull’export, che nel 2021 era cresciuto in doppia cifra. La diminuzione del Pil, la minore capacità di acquisto del pubblico e il contestuale aumento dei costi delle bottiglie potrebbe creare difficoltà. Di fronte a questa eventualità, secondo Busoni «è necessario puntare su mercati in forte crescita come quello cinese, che ha visto aumentare del +46% le vendite del’agroalimentare italiano nel 2021. Un mercato in cui non è sufficiente però un distributore locale, perché è caratterizzato da modelli di vendita e di marketing unici e fortemente digitalizzati».

Micaela Pallini, in un’intervista a Il Sole 24 Ore ha sottolineato che “da un lato i rincari ci preoccupano molto, soprattutto per i costi del vetro in forte ascesa, materiale per cui non abbiamo alternative e che ci costringe a rivedere i listini in un momento in cui avevamo appena finito di riformularli e di discuterli con la clientela. Ma dall’altro dobbiamo cogliere anche l’opportunità di puntare su mercati nuovi e spingere per valorizzare meglio il nostro prodotto, superando quella tendenza su cui forse abbiamo puntato un po’ troppo in passato di giocare sul prezzo per essere più concorrenziali con il prodotto francese”.

 

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