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A pochi mesi dall’entrata in vigore della nuova normativa russa sulla presentazione ed etichettatura dei vini, prodotti vitivinicoli aromatizzati e bevande spiritose a base di vino, la Federazione russa è passata all’azione chiedendo ai principali Paesi europei gli elenchi delle aziende esportatrici per avviare verifiche sulla conformità alle regole di produzione e di sicurezza previste dalle nuove misure. La richiesta ha interessato, oltre l’Italia, anche Francia, Spagna e Portogallo.

Federvini ha immediatamente preso contatto con l’Ambasciata italiana a Mosca, con il Ministero degli Affari Esteri, con il Ministero della Salute e con il Ministero delle politiche agricole per segnalare i propri timori. Allo stesso tempo, insieme ai colleghi francesi, spagnoli e portoghesi è stata attivata Comité Vins - l’associazione europea di riferimento - affinché fosse allertata la Commissione europea.

La normativa russa è nota, ma non è ancora chiara la sua interpretazione, né - per certi versi - la sua attuazione. Non è chiara, per esempio, la tipologia dei controlli che le Autorità russe potrebbero voler condurre: se rivolti alle caratteristiche merceologiche dei prodotti oppure se dirette a verificare i profili igienico-sanitari degli stabilimenti. Inoltre, non è esplicitato in capo a chi graveranno i costi di queste ispezioni.

Il settore è pronto a collaborare, ma, viste le incertezze interpretative e la struttura normativa dei settori coinvolti, ha richiesto che, prima di raccogliere le informazioni richieste e di trasmetterle alle autorità russe, ci sia un coordinamento con le altre Autorità nazionali preposte ai controlli in materia e, visto il coinvolgimento degli altri Paesi produttori di vino nella Ue, un coordinamento anche con loro per presentarsi in buona sintonia nei colloqui con le Autorità russe.

È notizia di queste ore di una lettera della Commissione europea indirizzata alle Autorità russe. Nella missiva Bruxelles ricorda come, al momento, le ispezioni che Mosca vorrebbe condurre non sono effettuate da alcun partner commerciale dell’Ue. Si afferma inoltre che i prodotti europei sono sicuri perché ottenuti secondo standard di sicurezza tra i più rigorosi al mondo, rispettando le raccomandazioni dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino e di quelle del Codex Alimentarius. A riprova del fatto che i consumatori europei, e con loro i consumatori di tutto il mondo, sono protetti in modo equivalente, essendoci tutte le garanzie necessarie con riguardo alle norme di sicurezza sanitaria.

Adesso si attende la replica della Federazione russa, sperando che questo scambio di lettere possa aiutare a distendere i rapporti tra Bruxelles e Mosca e non sia, invece, un ulteriore terreno di scontro con un partner commerciale in cui - come attesta un recente studio di Ismea - l’Italia sta progredendo meglio rispetto ai principali concorrenti.

 

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