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Anche per il mondo del vino e degli spiriti il turismo sarà la chiave decisiva per la ripresa. Lo afferma il presidente di Federvini Sandro Boscaini in un’intervista a Il Sole-24 Ore che riportiamo integralmente. ————————————————————————————«Le associazioni europee dei produttori di vino e di alcolici hanno dato vita a una "coalizione dell'ospitalità" e invitato Bruxelles a creare una task force dedicata alla ripartenza. Mi è sembrato un ottimo messaggio. È ovvio che in primo piano resta la gestione dell'emergenza e il piano vaccinale, ma bisogna tornare a discutere di come far ripartire un mondo, quello dell'ospitalità, che riguarda una fetta rilevante del nostro Pil ed è un grande biglietto da visita per l'Italia e il made in Italy. Sarebbe bene che cominciassimo, anche noi in Italia, a ragionare in un'ottica di medio lungo termine in modo da avere chiaro, quando se ne presenteranno le condizioni, come far ripartire questo mondo». Ne è convinto il presidente di Federvini, Sandro Boscaini. «Si tratta di un settore decisivo per il vino made in Italy - ha aggiunto -. È stato calcolato che nel 2019 i soli turisti giunti in Italia hanno acquistato 8o milioni di bottiglie di vino italiano. Bottiglie che poi quando sono state aperte nei rispettivi paesi di provenienza hanno fatto tornare la voglia di tornare in Italia o almeno, di acquistare di nuovo vino italiano». È questo l'universo che ancora stenta a ripartire creando ulteriori danni alle imprese. Imprese che hanno provato a resistere. Con la chiusura di hotel e ristoranti la grande distribuzione è diventata il principale canale di distribuzione e ha provato anche a diversificare gli scaffali con etichette di maggior pregio. Tutto l'universo dell’e-commerce e del delivery ha messo a segno una crescita rapida e dalle dimensioni inaspettate «superando tra l'altro il tabu - dice ancora Boscaini - che il vino di qualità dovesse essere venduto solo da chi era in grado di raccontarlo. Ma certo non si è riusciti a bloccare l'emorragia». I dati messi a punto da Tradelab per Federvini parlano chiaro. Il consuntivo 2020 in valore ha fatto segnare un -37% per i vini e un -41% per gli spirits, ovvero i distillati. E non va meglio neanche nel 2021. Tradelab al momento stima che anche quest'anno farà segnare un -26% in valore per i vini e un -38% per grappe e distillati. «Distillati che da mesi - aggiunge il presidente di Federvini che rappresenta anche i produttori di aceti, liquori e grappe - hanno anche subìto il dazio aggiuntivo del 25% negli Usa. Un fardello che ha stoppato due anni di crescita in cui i prodotti made in Italy avevano cavalcato l'onda della mixology, ovvero si sono affermati come originali ingredienti per i cocktail». Sullo sfondo c'è poi l'ampio capitolo dell'export pure penalizzato dalla chiusura generalizzata della ristorazione internazionale. «Dobbiamo approfittare di questa fase - dice ancora Boscaini - per ripensare le nostre esportazioni, consolidando gli sbocchi tradizionali ma allargando la platea dei paesi serviti. Siamo ancora troppo poco presenti in Cina, India, Corea del Sud e nei promettenti paesi dell'Est europeo». Ma il tema di fondo resta la ripartenza. «Gli aiuti alle imprese vanno doverosamente erogati e presto - conclude Boscaini - ma guardiamo anche avanti e costruiamo una prospettiva nella quale ci siano meno ristori e più ristoranti».

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