Nipote del pioniere del vino californiano Julio Gallo, Gina ha il vino nel sangue. Cresciuta e istruita per guidare una delle più grandi potenze del vino, Gina Gallo vive nella contea di Sonoma, vicino alla cantina di Dry Creek Road a Healdsburg che, tra le aziende Gallo, si dedica alla produzione dei più venduti vini del mondo. Ma è cresciuta come figlia di contadino alla periferia di Modesto, dove i Gallo hanno fondato la loro prima cantina e i vigneti più di 80 anni fa.

Il nonno Julio Gallo, insieme al fratello Ernest, aveva avviato nella San Joaquin Valley quello che poi si è trasformato in uno dei maggiori imperi mondiali del vino. Attualmente, un quarto delle bottiglie vendute negli Usa sono della E&J Gallo Winery. Alla morte nel 2007, lo zio Ernest (97 anni) era uno degli uomini più ricchi d'America, inserito nella lista dei 400 Paperoni della rivista Forbes, con un patrimonio famigliare stimato in 1,3 miliardi di dollari (circa 1 miliardo di euro). Oggi il fatturato è di 4,5 miliardi di dollari. Nella società lavorano più di 4.600 persone e i vini Gallo, con le loro 40 etichette, sono diffusi in 90 nazioni.

Seguendo le orme del nonno, Gina Gallo ha trovato la sua vera vocazione come enologo. Nel 1990, divenne apprendista enologo presso la micro-cantina sperimentale della famiglia Gallo a Modesto, in California, mentre studiava vinificazione all'Università della California a Davis. Gina è un membro del consiglio dell'American Farmland Trust, che lavora per preservare i terreni agricoli, e Taste of the NFL, che raccoglie fondi per le banche del cibo e iniziative anti-fame. Gina è stata anche onorata con numerosi premi e riconoscimenti. Era una promessa del 2016 per Who’s Who of Food & Beverage in America della James Beard Foundation. Inoltre, è stata nominata una delle Most Innovative Women in Food and Drink da Fortune, oltre ad essere stata classificata #17 sulla "Power List" degli uomini e donne più importanti del vino della rivista Decanter. Gina ha inoltre conseguito un dottorato ad honorem in enologia presso la Johnson & Wales University di Providence, nel 2008.

Quest’anno in Italia E&J Gallo ha ricevuto – con Arnaldo Caprai, artefice della rinascita del Sagrantino di Montefalco e del rilancio del suo territorio – il premio internazionale Vinitaly 2018. Abbiamo incontrato Gina Gallo proprio in quell’occasione.

Cosa dovrebbero fare i produttori italiani per migliorare i risultati nel mercato statunitense?

Ai produttori italiani che arrivano sul mercato americano servono solo dei buoni partner, noi ad esempio rappresentiamo in America alcuni di loro, splendide famiglie. E poi bsta che portino i loro vini: il mercato americano è splendido, pieno di opportunità, ottimi importatori. Certo serve un po’ di lavoro ma se trovi le giuste collaborazioni funziona. Il bello è che non serve troppo spingere, gli americani amano i vini italiani. 

Quanto è importante avere alle spalle una famiglia dedicata al vino?

Il fatto che ci sia una famiglia dietro a un marchio è decisamente un plus, un vantaggio, il business del vino ha tempi lunghi, è agricoltura, cantina, ci vogliono almeno cinque anni prima di avere un vino, quindi è un business che attraversa le generazioni. Se l’azienda è familiare hai un processo decisionale molto più snello. Per noi è essenziale essere un’azienda familiare, possiamo essere molto focalizzati, crediamo in quel che facciamo. Mio nonno diceva che puoi sempre riconoscere l’impronta del proprietario in una vigna.

Cosa pensa del successo del biologico nel vino?

Il bio sta crescendo enormemente in America, sia per il cibo che per il vino. Noi abbiamo alcune coltivazioni bio, altre addirittura biodinamiche, ma quello su cui puntiamo è la sostenibilità complessiva della nostra azienda: minimo impatto sulle viti. La sostenibilità, comunque, non si ferma alla vigna, ha a che fare con i tuoi dipendenti, con i tuoi venditori, con la comunità in cui vivi. Per il vino è una vera sfida, soprattutto per la fascia di alta qualità. 

Qual è il suo vino italiano preferito?

Impossibile dire qual è il mio vino italiano preferito, addirittura quale il mio vino Gallo preferito. Dipende dal momento, dalla stagione, dall’annata. 

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