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07 Maggio 2026

Champagne, il mercato ritrova stabilità

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di Federvini | in 
 Arte del bere

Dopo anni segnati da forti oscillazioni, il mercato dello Champagne sembra aver ritrovato una fase di maggiore stabilità. Dopo il boom seguito alla pandemia e la successiva correzione, operatori, case d’asta e merchant descrivono oggi un contesto più razionale, caratterizzato da prezzi meno speculativi e da una domanda più selettiva ma solida.

Secondo Tom Burchfield, responsabile market intelligence di Liv-ex, dall’agosto 2025 l’indice Champagne 50 ha recuperato l’1,7% rispetto ai minimi toccati dopo il picco del settembre 2022. “Il quadro generale è quello di una sostanziale stabilità”, spiega, pur sottolineando come il mercato resti disomogeneo: le nuove annate tendono ancora a indebolirsi dopo il lancio, mentre le vecchie release mostrano maggiore tenuta.

Il clima che emerge nelle aste internazionali è improntato alla prudenza. “Siamo passati da una fase di correzione a una di consolidamento”, osserva Amayès Aouli, global head of wine and spirits di Bonhams. Prezzi più realistici stanno infatti riportando gradualmente fiducia tra collezionisti e investitori.

Anche i dati di iDealwine confermano questa tendenza. Nel 2025 il valore delle vendite di Champagne all’asta è cresciuto del 21%, mentre il prezzo medio per bottiglia ha raggiunto i 201 euro. I volumi restano relativamente contenuti, ma il segmento continua a dimostrare una notevole capacità di tenuta rispetto ad altre categorie del fine wine.

Secondo Geraint Carter di Bordeaux Index, lo Champagne si è dimostrato meno volatile della Borgogna e più resiliente di Bordeaux, beneficiando di una forte liquidità e di una domanda sostenuta dal consumo reale. Tuttavia, il contesto internazionale — segnato dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza economica — continua a frenare una ripresa più decisa.

La domanda si concentra soprattutto sulle cuvée prestige mature e difficili da reperire. Annate storiche come 1982, 1985, 1990 e 1996 restano particolarmente ricercate, accanto a millesimi più recenti come 2008 e 2012. Tim Triptree, international director of wines and spirits di Christie’s, parla di “chiari segnali di recupero”, trainati dalla crescente scarsità delle vecchie annate di Krug, Dom Pérignon e Salon.

Uno dei punti di forza strutturali dello Champagne nel mercato è legato alla sua natura di bene da collezione ma anche di consumo. “Ogni celebrazione riduce silenziosamente l’offerta globale”, osserva Aouli, evidenziando come il progressivo esaurimento delle bottiglie contribuisca a sostenere il valore delle etichette più ricercate.

Parallelamente cresce l’interesse per release legate alla provenienza, programmi vinothèque e cuvée da singolo vigneto. Produttori come Philipponnat puntano sempre più su vini che valorizzano terroir, identità e capacità di evoluzione nel tempo. Una direzione condivisa anche da Julie Renault di Lanson, secondo cui i collezionisti cercano oggi vini “capaci di raccontare una storia”, in cui autenticità e rarità diventano elementi centrali del valore.

Le grandi maison continuano comunque a dominare il mercato. Dom Pérignon, Krug, Cristal e Salon restano i nomi di riferimento, soprattutto nelle migliori annate. I grower Champagne mantengono un ruolo importante, anche se negli ultimi mesi il mercato sembra aver privilegiato produttori più consolidati e facilmente riconoscibili.

Nonostante le sfide ancora aperte, il sentiment appare oggi più costruttivo rispetto agli ultimi anni. Prezzi più equilibrati, qualità elevata delle ultime vendemmie e maggiore attenzione alla sostenibilità stanno contribuendo a rafforzare l’attrattività dello Champagne, non più percepito soltanto come vino celebrativo, ma sempre più come categoria centrale nel panorama del fine wine internazionale.

Fonte: The Drinks Business

Photo Credit: Pexels

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