L'arte del bere

Un panorama a 360° all'insegna del gusto e dello stile mediterraneo

  1. Home
  2. LifeStyle
  3. L'Arte del Bere
  4. Branca, sei generazioni di amaro: Forbes ne celebra vocazione internazionale e solide radici locali
19 Febbraio 2026

Branca, sei generazioni di amaro: Forbes ne celebra vocazione internazionale e solide radici locali

  • undefined
di Federvini | in 
 Arte del bere

Da 180 anni, la famiglia Branca produce Fernet-Branca, uno dei digestivi più iconici del panorama italiano. L’azienda milanese, che oggi raggiunge 500 milioni di dollari di ricavi annui, guarda già oltre, preparando il terreno per la settima generazione. In un dettagliato articolo il news magazine americano Forbes ne ripercorre le tappe.

In queste settimane Milano si anima di brindisi: Aperol Spritz, Negroni ed espresso martini scorrono nei locali della città, affollata da circa 100.000 tifosi giunti per i Giochi Invernali del 2026. Per la famiglia Branca, protagonista di una storia imprenditoriale iniziata nel 1845, è un’occasione che unisce visibilità internazionale e radici territoriali. «Un grande spettacolo per tutto il mondo e una grande opportunità», osserva Niccolò Branca, presidente e amministratore delegato di Fratelli Branca dal 1999.

Negli ultimi trent’anni, sotto la guida della quinta generazione, il prodotto simbolo della casa - Fernet-Branca, l’amaro ottenuto da 27 erbe e spezie - ha consolidato la propria presenza nei bar e nei ristoranti di tutto il mondo. La crescita è stata costante, fino a portare il gruppo agli attuali 500 milioni di dollari di fatturato, generati in larga parte proprio dal suo storico digestivo.

Accanto al fernet, la selezione si è progressivamente ampliata: il Caffè Borghetti, liquore al caffè molto apprezzato per l’espresso martini; i vermouth Carpano; una grappa; un amaro rosso; brandy, sambuca, vodka e una selezione di vini. Un’evoluzione che non ha mai tradito l’identità originaria.

«Non per me, ma per la prossima generazione» è il motto che guida la famiglia. Una dichiarazione d’intenti che spiega anche la scelta di mantenere l’indipendenza. «Non è facile preservare la continuità di generazione in generazione», riconosce Branca, 69 anni. «Ma per noi è chiaro: questo progetto è più importante di noi. Guardiamo al lungo termine».

Oggi sono otto i membri della famiglia a detenere il 100% del capitale; Niccolò possiede la quota maggiore. Nel 2024 la holding ha registrato un utile netto del 13%. Una solidità che, secondo Branca, deriva dalla «rinnovata rilevanza culturale» e dalla «forte identità storica» del marchio, capaci di garantire maggiore resilienza dei margini rispetto a prodotti più standardizzati, soprattutto nelle fasi di consumi più deboli.

La vocazione internazionale è centrale: il 90% dei ricavi proviene dall’estero. Un risultato che, per l’imprenditore, testimonia «una competitività costruita con pazienza nel tempo, attraverso investimenti diretti e una presenza internazionale costante». Proprio questa esposizione, tuttavia, rende l’azienda sensibile ai dazi statunitensi, che incidono non solo sui costi, ma anche sulla complessità operativa e sulla pianificazione industriale e commerciale.

Negli Stati Uniti il mercato degli amari vale 2,8 miliardi di dollari l’anno. In questo contesto, le vendite di Fernet hanno registrato negli ultimi cinque anni una crescita annua composta del 4%, nonostante la contrazione complessiva del settore degli spirits e il calo globale dei consumi di alcolici. Aperitivi e amari figurano tra le categorie più dinamiche, anche grazie all’evoluzione della cultura del cocktail, che ha ampliato l’interesse verso i bitter ben oltre il tradizionale consumo dopo cena. «L’aperitivo è diventato l’occasione», si osserva nel settore: nei periodi di incertezza, i consumatori tendono a privilegiare marchi consolidati.

Branca definisce questa tendenza «un potente motore di valore». Eppure il contesto resta turbolento. La strategia, spiega, è mantenere una mente aperta e cogliere le opportunità che emergono anche nei momenti di rischio.

Quando nel 1999 succedette al padre Pierluigi, Niccolò Branca lavorava già da anni nell’azienda fondata dal trisavolo Bernardino. Fino ad allora la produzione era rimasta fortemente legata al fernet classico, nato come rimedio digestivo. Negli anni Sessanta era arrivata Brancamenta, versione alla menta; negli anni Ottanta l’acquisizione della grappa Candolini. Con la nuova generazione al vertice, l’attenzione si spostò sull’export: pur essendo già presente in 162 Paesi, la distribuzione fu rafforzata in modo significativo, soprattutto negli Stati Uniti, dove il marchio era venduto già prima del Proibizionismo. Il fatturato superò presto i 100 milioni di dollari.

Nel 2001 seguirono due acquisizioni chiave: Carpano e Caffè Borghetti, cui si aggiunsero successivamente Candolini Grappa Riserva e Sambuca Borghetti. Un percorso di crescita per linee esterne che ha affiancato lo sviluppo organico.

Oggi la sesta generazione è pronta a raccogliere il testimone. Edoardo Branca, 43 anni, ha iniziato nel 2009 come export manager; nel 2019 si è trasferito a New York come vicepresidente per l’espansione negli Stati Uniti; tre anni fa ha assunto la guida della nuova società di distribuzione Branca USA. Parallelamente, il gruppo ha riscoperto le campagne pubblicitarie degli anni Cinquanta e Sessanta: talvolta, suggerisce la famiglia, non è necessario reinventare la ruota quando si dispone di un patrimonio già ricco di valore.

Tra i progetti futuri figurano lo sviluppo di prodotti analcolici o a bassa gradazione e l’apertura di un nuovo stabilimento produttivo in Europa o in Asia. Oggi gli spirits sono prodotti fuori Milano e in Argentina, dove il consumo di Fernet con Coca-Cola ha reso il Paese il secondo mercato internazionale per i digestivi. Non a caso, prima dell’inizio dei Giochi del 2026, la famiglia ha accolto la delegazione olimpica argentina nella storica sede milanese e al Museo Branca.

Lo sguardo, tuttavia, è già rivolto alla settima generazione. L’obiettivo dichiarato è mantenere l’indipendenza almeno per altre due. «A volte emergono ego e discussioni», ammette Branca. «Mantenere l’armonia è difficile. Ma ciò che conta è restare fedeli alla direzione tracciata dal fondatore»."

Fonte: Forbes

Photo Credit: Freepik

Articoli correlati

Federvini

  Via Mentana 2/B, 00185 Roma
+39.06.49.41.630
+39.06.44.69.421
+39.06.49.41.566
redazione@federvini.it
www.federvini.it
   C.F. 01719400580

Newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere le news del portale Federvini.

Seguici