L'arte del bere

Un panorama a 360° all'insegna del gusto e dello stile mediterraneo

Donald Trump se ne fa un vanto: “non ho mai bevuto un bicchiere di alcol”. E in effetti anche alle cene ufficiali spesso lo si vede accompagnare il cibo con una Coca-Cola. Ma se il presidente in carica è astemio, molti suoi predecessori sono stati amanti del vino e le cantine della Casa Bianca sono ben fornite.

Tanto da fornire lo spunto per un nuovo libro, Wine and the White House: A History, scritto da Fred J. Ryan, presidente del consiglio di amministrazione della White House Historical Association nonché editore e Ceo del quotidiano Washington Post.

Il libro è diviso in tre sezioni. La prima parte si concentra sull'evoluzione del consumo di vino alla Casa Bianca, a partire da Thomas Jefferson. Terzo presidente degli Stati Uniti, e secondo a vivere alla Casa Bianca, Jefferson fu il primo a introdurre la tradizione di  sontuose cene accompagnate da buoni vini. E a lui si deve la creazione della cantina della White House.

Jefferson aveva imparato ad apprezzare il vino a Parigi, quando era ambasciatore degli Stati Uniti in Francia. Tornato in patria, avviò anche un’attività vinicola in Virginia.

Il libro di Ryan esplora poi l’approccio al vino dei vari presidenti, concentrandosi sulla diplomazia a tavola di Theodore Roosevelt e, soprattutto, all’epoca della presidenza Reagan.

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Il presidente-attore comprese appieno il valore di qualche buon bicchiere nell'intrattenimento (e negli incontri diplomatici), specialmente in quegli anni ’80 che videro una rapida crescita di popolarità del vino negli Stati Uniti.

La seconda parte del volume fornisce invece una panoramica sulle modalità di selezione dei vini destinati alla Casa Bianca e l’ingresso delle etichette californiane accanto alle più prestigiose bottiglie francesi e italiane.

La terza parte prende in esame l'ospitalità attraverso una storia illustrata della vetreria, delle decorazioni per la tavola e dei pezzi di servizio usati alla Casa Bianca dal 1800 ad oggi.

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