Federazione Italiana Industriali Prttori Eodusportatori e Importatori di Vini, Acquaviti, Liquori, Sciroppi, Aceti e Affini
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Q&A

  • Quando nasce Federvini e con quale obiettivo?
    Federvini nasce nel 1917 allo scopo di tutelare gli interessi del settore vitivinicolo e della produzione di altre bevande alcoliche, come liquori, distillati e aceti, in conformità con l’ordinamento nazionale, e successivamente anche comunitarie ed internazionali. Oggi è l’unico organismo italiano in Europa, ad abbracciare l’intero universo del bere alcolico - esclusa la birra - degli aceti, degli sciroppi e dei succhi d’uva. Rappresenta marchi prestigiosi di un settore produttivo di antica tradizione che da sempre è parte rilevante della cultura e dell’imprenditoria italiana.
  • Quanti sono i produttori di vino in Italia e come sono localizzati?
    I produttori di vino in Italia sono 265.519 e coprono una superficie dichiarata di 546.621 ettari. Localizzati principalmente nel Nord-Est e nel Sud-Adriatico, sia in termini di numerosità (rispettivamente 29% e 21%) che di superficie di raccolta (rispettivamente 28% e 20%).
  • Quanti sono gli impiegati nel comparto vino?
    Il lavoro relativo alle operazioni tecniche e di raccolta comporta un impegno relativamente superiore a 102 mila unità lavorative, che rappresentano l’impegno effettivo di lavoro svolto da operai e direttori. Tale impegno di lavoro appare principalmente legato alla superficie dichiarata, infatti abbiamo che il Nord-Est assorbe circa il 29% delle unità lavorative, seguono le isole e il Sud-Adriatico con circa il 18%, mentre l’area geografica del Sud-Tirreno impegna circa il 4% delle unità lavorative complessive.
  • Quanto vino si consuma in Italia?
    Il consumo di vino nazionale si ripartisce quasi equamente tra consumo di vino sfuso ed imbottigliato, rispettivamente per il 51% e il 49%. Il consumo di vino sul mercato interno, partendo dalla produzione dichiarata, secondo la fonte Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), e considerati i flussi in entrata e uscita delle importazioni, esportazioni, prodotti destinati alla distillazione e alla trasformazione ammonta a circa 29 milioni di ettolitri, che corrisponde ad valore di mercato intorno a 7,2 miliardi di Euro. La commercializzazione passa per il 59% attraverso la distribuzione moderna (ed in particolare ipermercati e supermercati, libero servizio e discount), per il 22% attraverso il circuito Ho.re.ca (hotel, ristoranti e catering) e la rimanente parte segue altri circuiti quali grossisti, dettaglio tradizionale e ricevuto in regalo. Per quanto riguarda lo sfuso i circuiti commerciali prevalenti sono quello della vendita diretta presso le cantine e il consumo presso la ristorazione. Per fornire un ordine di grandezza dei flussi di valore generati dalle due principali forme di commercializzazione  possiamo rilevare che il mercato dello sfuso muove un valore di circa 2.6 miliardi di euro, mentre il mercato dell’imbottigliato ammonta a circa 4.6 miliardi di euro.
  • Quanti e come sono dislocati i produttori in Italia di liquori e distillati?
    Le strutture per la produzione di liquori e distillati, rilevate sono complessivamente 863, localizzate prevalentemente nel Nord del Paese, dove si concentra il 62% circa delle unità locali. Analizzando la distribuzione degli impianti per tipo di prodotto e per macroregione emerge la chiara specializzazione del Nord-Est nella produzione di grappa ed acquaviti, con punte di concentrazione produttiva e di forte specializzazione in Trentino Alto Adige. Nel caso dei liquori, oltre al Nord Est, emergono – per la significativa presenza di impianti - l’area del Nord Ovest e quella del Sud Tirreno.
  • Quanti sono gli impiegati nel comparto liquori e distillati?
    Le stime relative al numero di addetti complessivamente impiegati all’interno delle strutture produttive, indicano un totale di circa 4.500 addetti, con un media di circa 5 unità lavorative per fabbrica. Influenza evidentemente tale valore medio, la presenza massiccia di una quota estremamente elevata di strutture produttive di dimensioni piccole e piccolissime, a frequente gestione familiare. Il Nord Est assorbe circa il 40% delle unità lavorative, seguito dal Nord Ovest con circa il 30%, mentre il Centro e le Isole impiegano circa il 9-10% ed il Sud il 5-6% delle unità lavorative complessive.
  • Quali sono i numeri del consumo di liquori e distillati in Italia?
    Nel 2006 sono state immessi sul mercato italiano 178 milioni di litri di bevande alcoliche, per un relativo valore del mercato al consumo di 6,2 miliardi di Euro. Come evidenziato dalla disaggregazione dei dati in volume e valore secondo la tipologia di prodotto, un ruolo di primo piano è rivestito dalla categoria degli Amari, China e Fernet, e degli  aperitivi, mentre nell'ambito dei distillati è la grappa a segnare i consumi più alti (circa 20 milioni di litri consumati nel 2006), seguita da whisky (13,3), rhum (12,9) e brandy (8,7).
  • Quali prodotti comprende la sottofiliera dell'aceto?
    La “sottofiliera” dell’aceto di vino comprende diverse tipologie di prodotti, tra le quali l’aceto classico, l’aceto speciale, l’aceto balsamico di Modena e l’aceto di frutta.
  • Quanti sono i produttori  di aceti in Italia?
    La struttura dell’industria dell’aceto di vino comprende complessivamente 84 acetifici, che danno lavoro a 491 addetti, per una media di occupati per impresa di 5,85 unità.  Gli acetifici specializzati nella produzione di aceto di vino classico e di aceto speciale sono 31, mentre per quanto riguarda la produzione di aceto balsamico di Modena, si registra la presenza di 53 impianti operanti sul territorio nazionale.
  • Che cosa si intende per “Stile mediterraneo”?
    Lo “Stile mediterraneo” identifica una cultura alimentare caratteristica dei Paesi europei che si affacciano sul bacino del Mediterraneo. In questo quadro, il ruolo del vino si è evoluto nel tempo, diventando da importante fonte di nutrimento, a complemento dell’alimentazione e della convivialità compatibile con un sano stile di vita. Anche l’arte della viticoltura è evoluta, ma un principio che è rimasto inalterato: il modo tradizionale di presentare e comunicare il vino, un modo che consiste nel porre l’accento sulle origini, sul patrimonio e sulla vinicoltura. Per cultura del vino si intende tutto ciò che è associato alla gastronomia, alla storia, alle tradizioni, ai prodotti locali di qualità e ad ambienti sociali qualificati.
    L’apprezzamento del vino sul piano culturale da parte degli italiani e degli europei riflette la diversità di esperienze, di savoir-vivre e di abitudini culinarie delle regioni d’Italia come del Vecchio Continente. Malgrado le disparità nei modelli di consumo in tutta l’UE il consumo moderato resta la norma generale, e vi è soltanto una minoranza di individui che consuma vino in maniera scorretta.
  • Cosa significa Bere responsabile?
    Significa non abusare, ovvero diluire il consumo delle bevande alcoliche nel corso della settimana, significa condividere il piacere convivialmente attorno ad una tavola in compagnia di amici o in famiglia.
 

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