I CONSUMATORI CHIEDONO VINI DI QUALITA’ E LEGATI AL TERRITORIO

Presentata oggi a Vinitaly la ricerca IRI sui consumi di vino nella Grande distribuzione – Cantine e insegne distributive a confronto: lavorare insieme per soddisfare la domanda di consumatori – Il pericolo post Brexit viene dai vini dei Paesi oltremare, ma il mercato della Grande distribuzione britannica vuole aumentare l’import di vino italiano.

Verona, 10 aprile 2017– Gli italiani comprano il vino soprattutto nei supermercati: nel 2016 hanno acquistato sugli scaffali 500 milioni di litri, spendendo 1 miliardo e mezzo di euro. E il 60% di questi acquisti è rappresentato dai vini con riferimento territoriale (Docg, Doc, Igt), il comparto che cresce di più: + 2,7% nel 2016 e + 4,9% nel primo bimestre 2017 (a volume). Si ricercano sempre più la qualità ed i legami col territorio. Cantine e insegne della Grande distribuzione sono pronte a migliorare la collaborazione per soddisfare questa domanda dei consumatori.

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OLTRE AL REFERENDUM: LA LEGGE SUL VINO CHE METTE D'ACCORDO TUTTI

ROMA (Public Policy) -"Riteniamo la proposta un grande riconoscimento per il settore del vino", anche se "avrebbe potuto esserci qualche altra ulteriore riduzione in materia di burocrazia".

È il giudizio positivo di Federvini, associazione di categoria e membro di Confindustria, che raggruppa gli imprenditori delle bevande alcoliche (esclusa la birra) degli aceti, degli sciroppi e dei succhi d'uva, sul nuovo testo unico sul vino, approvato al Senato in via definitiva il 28 novembre scorso.

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IMPORT DI VINO MONDIALE: 2016 PIU’ OMBRE CHE LUCI, 2017 PIENO DI INCOGNITE

Secondo le stime Wine Monitor, 5 degli 8 principali mercati mondiali chiuderanno il 2016 con import di vino in calo. Le incognite Brexit e Trump pesano sul 2017 e rilanciano l’importanza degli accordi di libero scambio per l’export di vino italiano.

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Alcol: Federvini, in 5 anni 1,8 mln italiani smesso di bere. Vino il più diffuso, frequenza scende da 4 a 3,6 volte/settimana

(ANSA) - ROMA, 17 MAG - Negli ultimi cinque anni 1,8 milioni di italiani hanno ridotto, se non abbandonato del tutto, il consumo di bevande alcoliche, secondo un recente studio condotto da Nielsen per Federvini. E tra chi continua a consumare le bevande alcoliche, una schiera di 32,2 milioni sul territorio nazionale, diminuisce tuttavia la frequenza del bere, che passa da 4 volte a 3,6 la settimana. Il vino rimane il prodotto più diffuso, ma è in calo il consumo sul mercato interno del 5%. In flessione più decisa il trend dei liquori (-30%), dei distillati (-17%), dei cocktail alcolici (-31%). Tengono invece i consumi di champagne, spumante e prosecco e quelli di aperitivi alcolici. In uno scenario nazionale caratterizzato da impatti negativi sui consumi dovuti al protrarsi della crisi, anche il comparto rappresentato da Federvini - Federazione Italiana Industriali Produttori Esportatori e Importatori di Vini, Acquaviti, Liquori, Sciroppi, Aceti e Affini - "ha registrato nel 2015 un andamento poco dinamico, zavorrato inoltre dal peso degli aumenti d'accisa sulle bevande alcoliche e da altre criticità legate alla percezione delle stesse" ha lamentato il presidente di Federvini, Sandro Boscaini, in occasione dell'Assemblea Generale 2016 che, oggi a Roma, ha approvato la Relazione sull'attività 2015. "Occorre ridare dignità - è l'appello del presidente Federvini, Boscaini - al mercato interno e ai consumi domestici e riconoscere alle produzioni di vini, di spiriti e di aceti un ruolo strategico nell'economia nazionale. E' un gesto doveroso nei confronti dei nostri consumatori, cui la crisi economica degli ultimi anni ha imposto di rivedere totalmente i criteri di spesa, ma lo è anche nei confronti dei milioni di turisti che ogni anno visitano l'Italia e per tutti coloro che guardano al nostro stile di vita". (ANSA)
 
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